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Pallavolo Supervolley N. 4 Aprile 2005
In omaggio il doppio poster di Alberto Cisolla e Paola Cardullo
È con un ricordo a Giovanni Paolo II che abbiamo voluto aprire il numero di aprile di Pallavolo Supervolley.
Lo abbiamo fatto con il cuore, riproponendo nell’editoriale l’articolo che Fefè De Giorgi scrisse nel dicembre del 2001, a poche settimane dall’incontro con il Papa. Ci sembrava giusto rendere un doveroso omaggio a un uomo che ha sempre amato lo sport e lo abbiamo fatto prima di cominciare a parlare di pallavolo.
Per l’impatto con il volley abbiamo scelto di dare spazio alle parole di Roberto Serniotti. Lui, che non aveva una panchina nel campionato italiano, ha vinto la Champions League: eliminando Piacenza, battendo Treviso e, soprattutto, vincendo in Grecia contro i greci.
Un’impresa che meritava di essere sottolineata, al pari di quella delle ragazze della 105 Foppapedretti Bergamo, bravissime a riportare in Italia il più prestigioso trofeo continentale.
In grassetto abbiamo voluto mettere anche il problema della differenza fra palloni. In Italia si gioca con il Molten, nelle competizioni internazionali con il Mikasa. Due strumenti diversi fra loro, ma sarà poi questo il motivo delle sconfitte delle italiane in Europa? Lo abbiamo chiesto ai protagonisti, a chi i palloni li usa, ma anche a chi li fabbrica.
I protagonisti, dicevamo. Come i nostri personaggi, ormai sempre più in primo piano. Questa volta tocca allo schiacciatore della Sisley e della nazionale Alberto Cisolla, che ha fatto entrare la nostra macchina fotografica nella sua casa trevigiana, e al libero della nazionale italiana campione del mondo Paola Cardullo. Due modi diversi di vivere il volley, due maniere differenti di esserne testimonial.
Testimonal come potrebbero diventare, un giorno, i ragazzi protagonisti della Junior League organizzata dalla Lega. Il futuro è nelle loro mani e noi di Pallavolo Supervolley non smetteremo mai di seguire anche la realtà giovanile, il domani del nostro bellissimo sport.
Sperando che l’Italia sappia respingere l’assalto delle nuove realtà. Come la Russia: la nostra lente di ingrandimento si è posata anche lì.
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